Il Glossario

Il Glossario è uno strumento creato per fornire una chiara comprensione dei concetti e dei termini specifici legati alle attività e agli obiettivi del nostro progetto. Nel glossario trovi spiegazioni dettagliate su parole e frasi chiave utilizzate nel contesto della lotta alla tratta di esseri umani. È uno strumento essenziale per garantire una comunicazione chiara e coerente all'interno del nostro progetto e per facilitare la comprensione delle sfide e delle soluzioni legate a questa causa importante.

  • A

    • Accoglienza: Attività e servizi garantiti dal sistema antitratta nelle diverse fasi di emersione, valutazione e assistenza della potenziale vittima di tratta e/o grave sfruttamento al fine di permettere alla persona l’esercizio dei propri diritti favorendo l'empowerment in un contesto sicuro, dignitoso e lontano dalla rete di sfruttamento. L’accoglienza può essere svolta in struttura residenziale protetta o in un setting diffuso e territoriale.
    • Accoglienza in struttura residenziale protetta: Le strutture residenziali protette, con le loro peculiarità, accolgono le persone che subiscono gravi forme di violenza, sfruttamento e tratta. Sono luoghi sicuri che permettono un processo di distacco dal contesto di pericolo, dalla violenza, dallo sfruttamento e dalla tratta. Il lavoro educativo svolto nelle strutture residenziali protette implica la realizzazione di interventi individualizzati secondo un’ottica multidisciplinare: attraverso una relazione quotidiana, la persona, affiancata dagli operatori antitratta, compie il suo percorso verso l'autonomia, rafforzando la consapevolezza e la rielaborazione dei vissuti di violenza, maturando la capacità di autotutela. Queste strutture si possono differenziare per target (genere ed età dei beneficiari, tipologia di sfruttamento), fase di programma (prima e seconda accoglienza, semiautonomia) e gradualità del livello di protezione (alta o bassa).
    • Assistenza di prossimità: Insieme di attività non finalizzate, almeno nell’immediato, alla fuoriuscita da condizioni di sfruttamento, ma alla risposta di bisogni, esplicitati e non, delle persone con cui si entra in contatto, volte a migliorare le condizioni di vita di una persona, aumentare l’empowerment, l’agency (autodeterminazione), favorendo l’emersione da situazioni di fragilità e limitando il rischio di ri-vittimizzazione. Le azioni di assistenza di prossimità, così come previste dal SIRIT, sono: orientamento, assistenza e accompagnamento in area educativa, legale, sanitaria, sociale e abitativa, orientamento al territorio e orientamento lavorativo.La definizione di assistenza di prossimità acquista pieno significato correlata ai concetti di “prossimità” e “interventi di prossimità”
    • Attività divulgative: Attività volte alla sensibilizzazione e all’informazione della cittadinanza sui temi della tratta e del grave sfruttamento.
    • Autonomia: Condizione auspicabile al termine del periodo di presa in carico e a ultimazione del progetto realizzato nell’ambito del Programma unico di emersione, assistenza e integrazione sociale delle persone vittime dei reati di riduzione in schiavitù, della tratta e vittime di violenza o di grave sfruttamento degli esseri umani. La persona è autonoma quando è indipendente sia sotto il profilo economico, sia sul piano della capacità di sapersi orientare a livello personale, così da poter gestire dimensioni relazionali e lavorative nel territorio e nel contesto in cui vive, anche al fine di mitigare il rischio di una possibile rivittimizzazione. L’autonomia è il raggiungimento della capacità di autodeterminarsi.
    • Azione proattiva: Azione finalizzata a favorire il contatto e l’emersione di potenziali vittime attraverso l’implementazione di attività erogabili anche in modalità multiagenzia. L'azione proattiva non raggiunge solo i singoli, ma anche le comunità di riferimento delle potenziali vittime. La dimensione proattiva può essere adottata in ottica preventiva quando “anticipa” le condizioni che portano a concretizzare situazioni pregiudicanti la dignità e i diritti della persona, per quel che concerne lo specifico mandato operativo dei Progetti Anti tratta.
  • C

    • Case manager: Il case manager è anche colui il quale segue il percorso della persona funzionalmente al raggiungimento degli obiettivi. È perciò una figura di riferimento che ha un ruolo di indirizzo rispetto alle azioni da realizzarsi per l’effettiva tenuta del progetto. Nel complesso il case manager definisce il progetto educativo individuale, monitora il processo finalizzato al raggiungimento degli obiettivi, coordinando e organizzando le risorse disponibili. È responsabile dell'effettiva tenuta del progetto, regista degli interventi e attivatore delle risorse formali e informali
    • Colloquio: É uno strumento che permette la comunicazione orientata fra uno o più operatori e la/il beneficiaria/o supportata, se necessario, dal ricorso di una mediazione linguistico culturale. Il colloquio è finalizzato alla costruzione di una relazione di fiducia funzionale a:  -raccogliere un'eventuale richiesta di aiuto e valutare il rischio che la persona vive rispetto al grave sfruttamento; - analizzare i bisogni del/della beneficiario/a e sostenere l’agency del beneficiario a partire da una corretta contestualizzazione del progetto migratorio in un’ottica di legalità e autodeterminazione. Durante il colloquio vengono inoltre fornite informazioni di vario genere sui servizi presenti sul territorio e sul programma di emersione, assistenza e integrazione sociale nonché sulle condizioni necessarie per potervi aderire consapevolmente.
    • Contatto: Il contatto è un intervento sociale che, mediante le azioni di monitoraggio, aggancio, incontro e ascolto, permette di raggiungere la popolazione a rischio di tratta e/o grave sfruttamento. Durante questo intervento vengono fornite informazioni sui servizi e la loro fruibilità, nonché sull’esistenza di altre misure che, nell’ottica della riduzione del danno, attenuano i disagi e la recrudescenza delle vulnerabilità alle situazioni di tratta e/o grave sfruttamento. L’obiettivo ultimo delle azioni di contatto è quello di fare emergere i bisogni e le richieste di aiuto che possono eventualmente convergere in un progetto di assistenza e inclusione sociale nell’ambito del Programma Unico.
  • D

    • Drop In: Luoghi dov’è garantita la massima accessibilità e informalità per l’accoglienza, l’ascolto e la prima analisi dei bisogni dell’utenza. In questi luoghi vengono forniti servizi di bassa soglia e un orientamento alla rete dei servizi presente sul territorio.
  • E

    • Empowerment: Con il termine di e-trafficking si intende l’utilizzo delle tecnologie digitali nei circuiti della tratta e del grave sfruttamento, quali: un sistema informatico, un servizio Internet, un dispositivo mobile o un canale, un servizio di bacheca informatica o qualsiasi altro dispositivo in grado di memorizzare o trasmettere dati elettronici, compresi i social network, per costringere, ingannare o conseguire lo scopo dello sfruttamento
    • E-traffic: Con il termine di e-trafficking si intende l’utilizzo delle tecnologie digitali nei circuiti della tratta e del grave sfruttamento, quali: un sistema informatico, un servizio Internet, un dispositivo mobile o un canale, un servizio di bacheca informatica o qualsiasi altro dispositivo in grado di memorizzare o trasmettere dati elettronici, compresi i social network, per costringere, ingannare o conseguire lo scopo dello sfruttamento
  • F

    • Follow up: Rilevazione della condizione del/della beneficiario/a alla conclusione del progetto individualizzato e monitoraggio del grado di autonomia, formale e informale, del risultato raggiunto dopo la conclusione del programma di emersione, assistenza e integrazione sociale. Quest’azione richiede che la persona dia la disponibilità ad essere intervista alla conclusione della presa in carico e sia disponibile ad essere ricontattata per la medesima intervista dopo un periodo di 6 e 12 mesi dalla conclusione del progetto
  • I

    • Identificazione: L’identificazione delle potenziali vittime di tratta o altra forma di grave sfruttamento è un processo articolato in più fasi (preliminare e formale), volto a comprendere le condizioni in cui si trova la persona attraverso l’analisi della narrazione e più in generale degli elementi (ad es. i c.d. “indicatori di tratta”) che emergono dai colloqui con la persona. Altri riscontri possono giungere dai diversi attori del territorio di riferimento della persona, nonché derivare dall’analisi e dall’osservazione del contesto nel quale la stessa è inserita. L'identificazione preliminare può essere effettuata da vari soggetti (ad es. FF.OO.) specificatamente alle proprie competenze, mentre l'identificazione formale viene effettuata dall'ente anti-tratta competente. Il processo di identificazione necessita del consenso della persona.
    • Inclusione attiva: Per inclusione attiva si intende un processo multidimensionale supportato dal progetto come intervento specifico, dinamico ed in continuo divenire. Tale processo è fondato su pratiche e politiche di partecipazione in cui il/la beneficiario/a degli interventi è il/la protagonista delle azioni di cambiamento. L’inclusione attiva è volta a contrastare qualsiasi forma di discriminazione, in un’ottica di protagonismo nel proprio percorso di inserimento sociale, nel rispetto delle diversità.
    • Informativa: Attività svolta prevalentemente nell’ambito del primo contatto, o del primo colloquio di valutazione dove l’operatore, auspicabilmente con il supporto del mediatore linguistico-culturale, fornisce alla persona informazioni sulle finalità dell’incontro alla luce del mandato dei Progetti Antitratta.
    • Integrazione: L’integrazione è intesa come processo dinamico e plurale finalizzato a promuovere la convivenza, nel rispetto dei valori sanciti dalla Costituzione italiana, con l’impegno di ognuno a partecipare alla vita comunitaria, economica, sociale e culturale della società
    • Interventi di tutela sanitaria: Vasta gamma di attività per promuovere, accompagnare e facilitare l'accesso ai servizi sanitari, nell’ottica di tutela del diritto alla salute della persona e della comunità. Tali attività svolgono inoltre una funzione preventiva delle patologie riconducibili alle condizioni specifiche che possono presentare le persone esposte a situazioni di grave sfruttamento.
    • Interventi di prossimitià: Azioni che si svolgono in diversi contesti (strada, luoghi di lavoro, insediamenti informali, CPI, ambulatori, ecc.) caratterizzati da un'immediata, adeguata e costante vicinanza alle persone beneficiarie. Utilizzano come primo strumento operativo la relazione, finalizzata a ridurre e/o eliminare la distanza che separa i luoghi di vita della persona dai luoghi in cui vengono erogate le prestazioni di cui ha bisogno. Per alcuni gruppi di popolazione con particolari vulnerabilità sociali, difficoltà di accesso ai programmi e/o servizi esistenti nel territorio, sono necessari interventi mirati e adattati alle loro esigenze specifiche, per conseguire una maggiore efficacia. La sostenibilità di tali interventi può richiedere modifiche organizzative dei servizi per offrire percorsi mirati, e comprende anche soluzioni di "bassa soglia". Gli interventi di prossimità valorizzano l'integrazione delle diverse risorse comunitarie nelle azioni progettuali. Possono usufruire di questi interventi anche le persone che hanno già beneficiato dei servizi del sistema antitratta. La definizione di interventi di prossimità acquista pieno significato correlata ai concetti di “prossimità” e “assistenza di prossimità”.
  • L

    • Lavoro di rete: È un insieme di metodologie e competenze volte a promuovere connessioni e sinergie tra risorse formali ed informali, all’attivazione di figure multidisciplinari a sostegno della persona, del Progetto e della collettività
  • M

    • Mappatura: Azione di osservazione sistemica e strutturata finalizzata al monitoraggio dei fenomeni legati alla tratta e al grave sfruttamento e delle loro trasformazioni, tenendo conto delle peculiarità di ogni territorio. Si adotta un'ottica di ricercaazione con l'obiettivo di ripensare gli interventi.
    • Mediatore linguistico culturale: Professionista formato in materia di tratta e grave sfruttamento in grado di facilitare la comunicazione tra l’operatore antitratta e il beneficiario dell’intervento nelle lingue a loro comprensibili. Il mediatore linguistico culturale è in grado di veicolare entrambi i codici culturali, l’etica sociale e le peculiarità dei fenomeni migratori poiché ne conosce le caratteristiche. Il mediatore pratica la sospensione del giudizio nell’ascolto empatico della persona e condivide approcci e obiettivi svolgendo un’azione di ponte tra gli operatori al fine di favorire il contatto, l’aggancio e la costruzione di una relazione di fiducia con la persona
    • Messa in rete: Richiesta inoltrata dai Progetti al Numero Verde nei casi in cui la persona vittima di tratta e/o grave sfruttamento necessiti di un’accoglienza in un territorio diverso da quello in cui attualmente si trova. Tale richiesta può essere inoltrata, a titolo esemplificativo, per: ragioni di sicurezza, carenza dei posti nelle strutture del progetto richiedente, incompatibilità con la struttura ove la persona è accolta, o per la ricerca di un posto di lavoro. La richiesta viene inoltrata corredata dalla scheda informativa e da una relazione per permettere ai Progetti della rete nazionale di valutare la possibile accoglienza. Nella pratica si distingue l’Inizio Programma, che fa riferimento ad una persona che è stata valutata ma non è ancora in assistenza, da una Messa in Rete, dove la persona ha già iniziato il suo percorso e risulta in accoglienza.
    • Monitoraggio: Rilevazione periodica e sistematica di alcuni elementi/indicatori/parametri che permettono l’osservazione circa l’andamento della presa in carico rispetto alla componente educativa, ovvero alla risposta che il beneficiario elabora rispetto ai bisogni e al fare delle scelte consapevoli in relazione al proprio progetto di vita e alla piena integrazione sociale. Il monitoraggio è volto all’esame della capacità delle azioni poste in essere di raggiungere gli scopi prefissati. Il monitoraggio è anche attività di osservazione periodica dei target con cui i progetti anti-tratta lavorano – es. prostituzione in strada – finalizzata ad una rilevazione quantitativa e una descrizione qualitativa degli elementi che tale attività permette di evidenziare
    • Multiagenzia: È una metodologia operativa che coinvolge istituzioni, enti locali e enti del terzo settore che cooperano per la realizzazione di interventi condivisi, ispirati ad un’operatività multidisciplinare e integrata. Risulta efficace se tutti gli attori operano in maniera paritaria, ovvero secondo una logica di lavoro orizzontale, nel rispetto del ruolo dell’altro, nel riconoscimento delle diverse professionalità e dei diversi mandati operativi. Così come definita descrive la collaborazione con le agenzie e i soggetti coinvolti nella prevenzione, nel contrasto e nella tutela delle persone coinvolte nelle situazioni di tratta e altre forme di grave sfruttamento, al fine ad assicurare l’emersione, l’identificazione e la protezione delle vittime.
    • Multidimensionalità: Dimensione operativa che caratterizza la definizione e l’attuazione del Programma di emersione, assistenza e integrazione sociale mettendo al centro la persona con le peculiarità del suo percorso. Con la persona vengono perciò realizzate attività diversificate tenendo conto dei bisogni specifici e di una serie di dimensioni legate alle caratteristiche dei progetti, tra le quali: il contesto socio-culturale di provenienza, il contesto familiare, la dimensione spirituale, l’alfabetizzazione linguistica e informatica, la dimensione sanitaria, la dimensione psicologica/psichiatrica, la dimensione socio-legale, l’inserimento sociale, la dimensione abitativa, la dimensione socio- professionale e quella economica. Dalle peculiarità che emergono nel corso della valutazione derivano le interazioni con i vari soggetti del territorio che vengono di conseguenza coinvolti nella realizzazione del progetto individualizzato
  • O

    • Orientamento: L’orientamento è un intervento finalizzato a mettere la persona nelle condizioni di effettuare delle scelte circa il proprio progetto, in maniera consapevole, autonoma, efficace e congruente con il contesto. L’orientamento mira alla finalità dell’autonomia come competenza fondamentale affinché la persona possa orientarsi nella società e nel mondo dei servizi, attivando e facilitando i processi di autodeterminazione. Orientamento significa accompagnare la persona alla conoscenza di tutte le alternative per lei disponibili nei vari settori (formazione, lavoro, regolarizzazione, previdenza sociale…) e aiutarla a costruire percorsi sostenibili e soddisfacenti nel breve, medio e lungo termine. L’intervento focalizza sempre la propria attenzione almeno su due aspetti: il soggetto destinatario dell’orientamento (caratteristiche personali, aspettative, attitudini, punti di forza, debolezze…) e il contesto (servizi, opportunità, modalità di accesso…).
    • Orientamento Professionale: Percorso di accompagnamento strutturato attraverso colloqui e simulazioni di tipo motivazionale, finalizzati alla valutazione delle competenze (possedute, da acquisire o rafforzare) e all’orientamento/conoscenza del mondo del lavoro. Questo percorso viene svolto da personale qualificato (educatori, orientatori, tutor, mediatori linguistico-culturali) tenendo conto del contesto territoriale e storico di riferimento, nonché delle caratteristiche del beneficiario stesso. Può considerarsi fase iniziale, ma anche trasversale sino all’inserimento lavorativo. L’orientamento professionale si pone altresì l’obiettivo di generare e/o rafforzare la consapevolezza dei diritti e dei doveri del lavoratore nel contesto italiano anche al fine di ridurre il rischio di ri-vittimizzazione.
  • P

    • Peer Educator: Il peer educator è una persona opportunamente formata che ha vissuto un'esperienza analoga alla persona a cui si affianca e ha maturato un’adeguata consapevolezza della propria vicenda personale. Questa figura professionale può accompagnare gli operatori all’interno di in un intervento più complesso in alcune fasi del percorso con la persona, e ha l’obiettivo di creare uno spazio non giudicante, di vicinanza e la dimostrazione concreta di una via alternativa al vissuto comune. Il Peer educator è un modello positivo, che attraverso una relazione specchio, infonde autostima e competenze ad una persona, spesso dello stesso genere.
    • Periodo di riflessione: Il periodo di riflessione è un tempo concesso alle vittime e/o alle presunte vittime di tratta e/o grave sfruttamento, per riprendersi e sottrarsi dall’influenza degli sfruttatori, anche al fine di valutare consapevolmente l’opportunità di collaborare o meno con le autorità e di continuare coscientemente il percorso di presa in carico avviato. Le misure di assistenza e sostegno vengono fornite su base consensuale e informata garantendo il soddisfacimento di alcuni standard minimi quali: un alloggio adeguato e sicuro, l’assistenza materiale, l’accesso alle cure mediche, compresa l’assistenza psicologica, i servizi di consulenza e segretariato sociale e, se necessario, i servizi di mediazione linguistica culturale. In caso di accoglienza residenziale, il luogo dove viene trascorso il periodo di riflessione non dev’essere necessariamente una struttura accreditata, purché sia un contesto in grado di garantire comunque requisiti di sicurezza analoghi. Il periodo di riflessione, secondo gli strumenti europei, ha una durata di circa 3 mesi, variabili a seconda dei casi e dei bisogni specifici della persona.
    • Popolazione a rischio: La popolazione a rischio è una categoria di persone potenzialmente esposta a condizioni di esclusione e/o di disagio. Le vulnerabilità sociali, legate anche alla realizzazione del progetto migratorio, ad uno stato di bisogno, di isolamento e di violazione dei diritti umani, aumentano il rischio di essere assoggettati a situazioni di tratta e/o grave sfruttamento.
    • Potenziale vittima: Persona, adulta o minore che, in base ad una iniziale analisi delle circostanze narrate e raccolte, nonché alla presenza di indicatori tipici della tratta o di altre forme di grave sfruttamento, può essere ragionevolmente ritenuta persona vittima di tratta e/o grave sfruttamento. Possono essere considerate potenziali vittime sia le persone riconducibili al target della popolazione a rischio (vedi definizione) sia coloro i quali vivono una possibile condizione di ri-vittimizzazione (vedi definizione). Per determinare queste condizioni è necessaria una valutazione formale eseguita dai Progetti.
    • Presa in carico: Per presa in carico si intende l'attivazione di un programma di protezione e inclusione sociale che prevede la formale sottoscrizione di un percorso condiviso con il beneficiario: il progetto individualizzato. La presa in carico comprende azioni a breve, medio e lungo termine, finalizzate all’inserimento sociale e alla costruzione di un percorso di autonomia che restituisca alla persona la dignità che il grave sfruttamento ha leso. Il monitoraggio del progetto spetta al soggetto che si assume la responsabilità della presa in carico.
    • Presa in carico territoriale: La presa in carico territoriale è caratterizzata dall’accoglienza della persona in un luogo diverso dalle strutture accreditate, in quanto la stessa rinviene autonomamente una soluzione abitativa sicura e adeguata per gli standard del sistema antitratta. La presa in carico territoriale prevede l’adesione al programma di protezione e l’attivazione di un percorso personalizzato per la fuoriuscita dalla condizione di tratta e/o sfruttamento e violenza. Ai fini di una chiara rendicontazione amministrativa, il monitoraggio della presa in carico territoriale spetta al soggetto che ha sottoscritto il progetto individualizzato con la persona.
    • Prima assistenza: Insieme di prestazioni e servizi atti a soddisfare i bisogni primari della persona, quali: vitto, alloggio, assistenza sanitaria e orientamento legale. La prima assistenza viene fornita alla vittima, potenziale o presunta, prima o durante il processo di identificazione; essa è finalizzata a sottrarre la persona al controllo degli sfruttatori, a consentirle di ristabilirsi e riacquisire le energie dal punto di vista psico-fisico, a sostenerla nel raggiungere piena consapevolezza rispetto ai suoi diritti e rispetto al percorso di presa in carico, nonché nel valutare consapevolmente l’opportunità di collaborare con le autorità giudiziarie.
    • Progetto educativo individualizzato (PEI): Strumento sociale complesso e flessibile costruito ad hoc dall’équipe di riferimento e condiviso con il beneficiario che aderisce al progetto stesso, al fine di definire gli obiettivi a breve, medio e lungo termine, nonché le varie risorse necessarie per l’autodeterminazione. Il progetto ha come protagonista la persona, secondo il principio dell’intenzionalità. Prevede dei tempi di realizzazione, degli strumenti e dei momenti di assessment, verifica e valutazione.
    • Prossimitià: Attività di contatto e assistenza caratterizzata da un'immediata e adeguata vicinanza alla popolazione a rischio tratta e/o grave sfruttamento. L'azione e lo spazio di prossimità favoriscono l'aggancio e la costruzione di una relazione di fiducia con le potenziali vittime eliminando la distanza che separa la persona dai luoghi in cui vengono erogate le prestazioni di cui ha bisogno. Queste attività fanno riferimento ad un lavoro differito nel tempo per una possibile presa in carico e/o fuoriuscita dalla condizione di tratta e/o grave sfruttamento e/o violenza. La definizione di prossimità acquista pieno significato correlata ai concetti di “interventi di prossimità” e “assistenza di prossimità”.
    • Protezione (sociale): Una serie di azioni e interventi a cui il beneficiario aderisce formalmente e che permette alla persona di sottrarsi a condizioni di sfruttamento e al controllo di chi lo esercita. L’intervento deve essere definito e realizzato sulla base delle condizioni di rischio e del livello di assoggettamento, incidendo sui fattori di vulnerabilità specifici del beneficiario. La protezione può avvenire anche attraverso l’inserimento in una struttura ad indirizzo segreto che assicuri adeguati standard di soddisfacimento dei bisogni primari e la presenza di personale specializzato.
    • Punto di fuga: Luogo di accoglienza temporaneo, protetto e sicuro, nel quale la potenziale vittima di tratta e/o grave sfruttamento, a seguito dell’emersione, ha uno spazio e del tempo per ristabilirsi e poter scegliere un possibile percorso di cambiamento proposto dagli operatori, i quali hanno la possibilità di proseguire la valutazione del caso.
  • R

    • Referral: L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) definisce un National Referral Mechanism come un’infrastruttura cooperativa a livello nazionale mediante la quale gli attori statali coordinano i loro sforzi in un partenariato strategico con la società civile per identificare, proteggere e assistere le vittime della tratta di esseri umani e garantire la tutela dei diritti umani. Per quanto concerne il contesto nazionale, il Piano di azione contro la tratta approvato dal Consiglio dei Ministri il 26 febbraio 2016 ha previsto l’adozione del MNR definendolo come un insieme di raccomandazioni, misure e pratiche che guideranno tutti gli attori coinvolti durante tutte le fasi necessarie nella lotta contro la tratta e in linea con gli esistenti standard di tutela dei diritti umani. Il referral è perciò un meccanismo fondamentale rispetto alla segnalazione delle presunte vittime di tratta a personale qualificato, uno strumento di lavoro e un sistema di cooperazione che sostiene gli attori coinvolti, fase per fase, in qualsiasi stadio del processo di identificazione, assistenza, protezione, rientro volontario, inclusione sociale e lavorativa delle potenziali vittime di tratta.
    • Regolarizzazione: Processo che accompagna il beneficiario, in maniera consapevole rispetto al suo progetto migratorio e alle condizioni in cui si trova, all’ottenimento di un titolo di soggiorno per la sua permanenza legale nel Paese. Questo processo prevede altresì l’acquisizione di tutti quei documenti utili per l’esercizio dei propri diritti e quindi per l’accesso ai diversi servizi.
    • Riduzione del danno: La riduzione del danno è una strategia di intervento nata per arginare il propagarsi di malattie infettive tra i consumatori di sostanze illecite. In seguito, data la sua efficacia, è stata estesa anche ad ambiti diversi da quello delle sostanze stupefacenti, ed è divenuta un insieme di pratiche strutturate per intervenire nel mondo della prostituzione (in una logica di prevenzione sanitaria e senza l’obiettivo di favorire la fuoriuscita dalle condizioni in cui la persona si trova). Nell’esperienza del lavoro dei Progetti Antitratta, rispetto ai diversi target, la riduzione del danno si articola attraverso: la distribuzione di materiale, la promozione della prevenzione, la mediazione dei conflitti tra la cittadinanza e le persone. Tali pratiche si svolgono solitamente in strutture preposte fisse (dette "drop-in") o attraverso unità mobili. La particolare modalità mediante la quale questi interventi entrano in relazione con le persone rinvia al concetto del lavoro di prossimità. Gli interventi di riduzione del danno si modificano in relazione ai fenomeni sociali affrontati, alle tipologie di sfruttamento, alle peculiarità territoriali, alle particolari condizioni storiche (p.e. gli interventi legati al Covid). L’intervento quindi ha un duplice obiettivo: il singolo, attenuando l’impatto dei comportamenti avvertiti come socialmente problematici, e il disagio avvertito dalla componente della cittadinanza, a diretto contatto con i target oggetto del lavoro di riduzione del danno. La logica operativa della riduzione del danno si basa perciò sulla relazione fra individuo e ambiente in cui vive, e nella ricerca del “benessere” sia del singolo che dell’ambiente di riferimento. Altro discorso riguarda la riduzione del rischio che, tuttavia, rientra nella pratica del lavoro dei Progetti Antitratta.
    • Ri-vittimizzazione: Condizione che denota l’esposizione al rischio di subire fatti penalmente rilevanti anche analoghi a quelli già vissuti dalla persona.Circostanza che si riscontra soprattutto in persone che presentano caratteristiche di vulnerabilità situazionali rispetto alle quali l’allontanamento completo - materiale e psicologico - dalle condizioni di grave sfruttamento è debole o potenzialmente tale, perché il percorso verso l’autonomia della persona ha comunque reso evidente alcuni elementi di fragilità. La ri-vittimizzazione nelle persone coinvolte in situazioni di grave sfruttamento può emergere, ovviamente, anche in relazione al riproporsi di criticità di varia natura e anche a distanza di tempo significativa dalla conclusione del progettodi inclusione sociale. La ri-vittimizzazione è anche intesa come il far rivivere i propri traumi a una persona vittima di abusi. Altrimenti chiamata vittimizzazione secondaria, può essere definita una condizione di ulteriore sofferenza e oltraggio sperimentata dalla vittima in relazione ad un atteggiamento di insufficiente attenzione o di negligenza, da parte delle agenzie di controllo formale nella fase del loro intervento e si manifesta nelle ulteriori conseguenze psicologiche negative che la vittima subisce a seguito dell’aggravamento degli effetti del reato in relazione alla sua sottoposizione al procedimento penale.
  • S

    • Semi-autonomia: Indica la fase in cui la persona, nella cornice del Progetto Individualizzato concordato con l’equipe, dimostra competenze per la gestione della quotidianità e progressivamente manifesta la capacità di autodeterminarsi, ma necessita ancora di supporto socio-educativo ed eventualmente economico.
    • Sensibilizzazione: Attività mirata alla realizzazione di interventi volti ad accrescere la consapevolezza delle persone coinvolte (gruppi a rischio o target potenzialmente in contatto con soggetti a rischio di grave sfruttamento, diffusione di informazioni per la comunicazione interna, lungo le reti nei gruppi target) agendo in chiave preventiva, ovvero anticipando un possibile evento, al fine di evitare il coinvolgimento in situazioni di sfruttamento o facilitare la loro emersione. La sensibilizzazione può essere orientata in chiave proattiva. Si tratta di azioni tese al controllo e alla realizzazione di interventi/iniziative di carattere diverso finalizzati ad “anticipare” il realizzarsi o l’adattarsi a una situazione che pregiudica la dignità e i diritti della persona nel quadro di condizioni che rinviano al mandato operativo dei Progetti Anti tratta. Le attività di sensibilizzazione intersecano molto spesso le iniziative di carattere divulgativo rivolte a contesti esterni al Sistema Antitratta (cittadinanza, scuole, Istituzioni, Terzo Settore, ecc.).
    • Sextortion: Consiste nel costringere qualcuno a fare qualcosa, in particolare atti sessuali, minacciando di pubblicare immagini/video di nudo e/o informazioni sessuali su di loro. I minori sono particolarmente a rischio di diventare vittime di sextortion. In merito al reclutamento delle vittime di tratta e/o grave sfruttamento, il sextorsion può essere utilizzato quale metodo di ricatto e reclutamento forzato. In relazione al controllo delle vittime: la prossimità fisica non è più necessaria e la violenza fisica/restrizioni non sono più un elemento necessario per garantire la fase di sfruttamento. Gli strumenti e le applicazioni digitali, tra cui la pratica del sextortion, possono essere utilizzati per evitare che la vittima si ribelli.
    • Sgancio: Per sgancio si intende una specifica fase del programma di emersione, assistenza e integrazione sociale che avviene quando la persona ha già maturato un certo grado di autonomia e può continuare il suo percorso di vita indipendente nel tessuto sociale, con un intervento di supervisione e accompagnamento da parte degli operatori del Progetto. Si tratta di una sorta di “messa alla prova” del beneficiario rispetto ai livelli di empowerment e consapevolezza acquisiti.
    • Socializzazione: Processo che favorisce la realizzazione di un percorso di inclusione, integrazione e interazione nel nuovo contesto di accoglienza, volto all’acquisizione della consapevolezza dei diritti e dei doveri di convivenza attraverso un percorso di cittadinanza attiva.
    • Sostegno Psicologico: Attività di supporto e/o cura etnopsicologica, psico-educativa, realizzata nell’ambito del programma di emersione, assistenza e integrazione sociale, in particolare in presenza di condizioni di grave assoggettamento, vissuti traumatici e/o violenze fisiche/psicologiche e/o sessuali.
    • Struttura Residenziale Protetta: Le strutture residenziali protette, con le loro peculiarità, accolgono le persone che subiscono gravi forme di violenza, sfruttamento e tratta. Sono luoghi sicuri che permettono un processo di distacco dal contesto di pericolo, dalla violenza, dallo sfruttamento e dalla tratta. Il lavoro educativo svolto nelle strutture residenziali protette implica la realizzazione di interventi individualizzati secondo un’ottica multidisciplinare: attraverso una relazione quotidiana, la persona, affiancata dagli operatori antitratta, compie il suo percorso verso l'autonomia, rafforzando la consapevolezza e la rielaborazione dei vissuti di violenza, maturando la capacità di autotutela. Le strutture si possono differenziare per target (genere ed età dei beneficiari, tipologia di sfruttamento), fase di programma (prima e seconda accoglienza, semiautonomia) e gradualità del livello di protezione (alta o bassa).
  • U

    • Unità di strada/Unità di contatto: Servizio attivo sul territorio che opera in un setting destrutturato, nei luoghi ove si manifestano i fenomeni sociali, composto da un’equipe specializzata e multiprofessionale, eventualmente dotata di un presidiomobile. Il suo obiettivo è creareun contatto costruttivo, una relazione non giudicante e di fiducia, svolgendo un’informativa sui diritti e facilitando l’accesso ai servizi, a partire da quelli a bassa soglia, per riuscire ad agganciare la persona ed essere di riferimento di fronte ai bisogni/richieste espressi da chi incontrano, al fine di un miglioramento delle condizioni di vita.
  • V

    • Valutazione: Valutazione – fase iniziale: processo che implica l'uso di vari strumenti al fine di accertare gli elementi riconducibili alla tratta e/o al grave sfruttamento (identificazione formale). In questa fase viene verificata anche la sussistenza dei requisiti e della motivazione per l’inserimento nel Programma Unico o l’eventuale invio ad altri servizi. Valutazione - in itinere: azione che l'equipe / l’operatore, insieme alla persona, utilizza per verificare i risultati raggiunti e progettare il percorso di empowerment, crescita e fuoriuscita dalla tratta. Uno degli elementi fondamentali della valutazione, sia iniziale che in itinere, è la tenuta della motivazione e il grado di compliance della persona all'adesione al programma di protezione e la sua collaborazione al processo valutativo.
    • Valutazione delle competenze: Attività finalizzata a identificare e valorizzare le risorse personali, nonché le potenzialità, valutandone la spendibilità sul piano delle competenze allo scopo di favorire la ricerca attiva del lavoro. La valutazione delle competenze è un percorso di condivisione in chiave orientativa che gli operatori dei Progetti realizzano con il beneficiario per fare il punto e progettare insieme un inserimento o reinserimento lavorativo o una riqualificazione professionale. Si tratta di mettere in luce le competenze apprese in contesti non formali, informali e formali, identificando le aree del saper fare e del sapere come strumenti di orientamento e accompagnamento finalizzato all’inclusione socio- lavorativa. L’attività di orientamento presuppone la capacità da parte dell’orientatore/orientatrice di indagare attitudini, risorse, abilità, progetto immigratorio e motivazione della persona in carico, al fine di rafforzarne le competenze e le capacità dando perciò seguito alla fase di presa in carico.

fonte "Dalla lettura dei fenomeni a un linguaggio comune. Le prati che nelle “parole” del lavoro dei Progetti Antitratta - Osservatorio Interventi Tratta

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